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ZugZwang
 

“Chi tenta di interpretare il mondo come un enigma è mosso da un istinto serio, ferreo, profondo, violento, quasi per il presentimento che in fondo alle cose vi sia un filo conduttore, scoperto il quale sia possibile tracciare il disegno per uscire dal labirinto della vita; e insieme da un istinto giocoso, lieve, avido di imprevisto, dall’ebbrezza di chi toglie con meditata lentezza i veli dell’ignoto” Giorgio Colli - Filosofia dell’espressione

Nel gioco degli scacchi lo Zugzwang indica il momento in cui si è obbligati a fare una mossa, nonostante ci si senta impossibilitati a farlo, poiché si sa che, muovendo, qualcosa andrà sicuramente perduto, se non addirittura tutto. E allora cosa muovere, e soprattutto come muovere? Fino a che punto il movimento è uno slancio vitale e quando diventa una fuga o uno stallo? Nel nostro progetto di creazione siamo interessati simbolicamente, ma non solo, all’immagine della scacchiera come rappresentazione di una sintassi conchiusa di possibilità. Il giocatore comprende per la prima volta di non esser lui a condurre il gioco ma di farne parte. Trasposta in altri ambiti della vita, la sintassi della scacchiera ci ricorda una certa logica costrittiva che definisce la nostra identità, la nostra presenza nel mondo, il disegno gerarchico di relazioni in cui siamo cresciuti e quindi le nostre presunte possibilità. Il dilemma per noi è quindi se, come il giocatore, dobbiamo continuare a muoverci seguendo le regole o invece abbandonarle, o ancora - terza possibilità - accogliere l'impasse come una sfida e cercare un modo nuovo di muoversi, un modo che ci aiuti ad andare oltre.
Partendo da tali riflessioni, intendiamo affrontare, attraverso il linguaggio del movimento, un percorso di costruzione e decostruzione di schemi e codici dati, rimettendo in gioco regole e ruoli, nella convinzione che, se mai è possibile scardinare la grammatica delle combinazioni, se mai è possibile disinnescare l’impianto della scacchiera, ciò possa avvenire solo dall’interno, e non per semplice fuga. Saprà, allora, l’incrinatura farsi spiraglio? Due individui, fratello e sorella, si ritrovano come pedine all’interno di una scacchiera. Essi percorrono e ripercorrono questa tavola di 64 quadrati come un labirinto, in cui sono racchiuse tutte le loro possibilità di movimento e di relazione. Ad ogni quadrato corrisponde un mondo, un enigma da attraversare e decifrare. Tra deviazioni, incastri e impasses i due provano a disinnescare il gioco, piegandone le regole e chiedendosi quanta libertà sia concessa in un ordine prestabilito.
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Conoscere davvero ciò che si conosce già è un labirinto di passi, ricco di ostacoli, povero di oasi. Occorrerà farsi onde, sfumare le solidità precostituite, accogliere le porosità e accettare anche di non essere. Ma l’orizzonte ha il colore del mattino.

Di e con: Elisabetta Lauro e Gennaro Andrea Lauro

Assistenza tecnica: Tea Primiterra

Musica:  Amedeo Monda

Produzione: Cuenca/Lauro, Cie Meta

Co produzione: Sosta Palmizi

Con il supporto di: Ménagerie de Verre Paris, CND Pantin, Ass.ne Invito alla Danza